la colazione non è il pasto più importante

Siete soliti iniziare la giornata in compagnia di caffè e brioche? Vi è sempre stato detto che non bisogna saltare la colazione, ma adesso uno studio dell’Università britannica di Bath potrebbe mettere in discussione quella che per molti è una vera certezza. Come dichiarato dal professore James Betts, principale autore della ricerca, la colazione non è il pasto più importante della giornata e  non ha neanche alcuna influenza benefica sulla salute.

Perché la colazione non è il pasto più importante della giornata?

Si tratta di una significativa inversione di tendenza rispetto al passato, che ha ovviamente sollevato critiche e polemiche: il professor Betts ha spiegato al New York Times che alla base della sua ricerca c’è la volontà di sfatare quello che è soltanto un luogo comune. L’Università di Bath ha quindi analizzato i cambiamenti metabolici, i livelli di colesterolo e si zucchero nel sangue di 33 volontari, per un periodo di 6 settimane: alcuni di loro hanno continuato a fare regolarmente colazione, mentre altri l’anno saltata.

Di fatto, chi ha continuato a mangiare a colazione ha avuto la tendenza ad essere più attivo, bruciando circa 500 calorie in più (quelle assunte durante la colazione). Analizzando le diverse abitudini alimentari, i ricercatori hanno verificato che chi non consumava la prima colazione tendeva ad assumere circa 500 calorie in più durante il pranzo (senza tuttavia strafogarsi o esagerare), che venivano comunque interamente consumate nell’arco della giornata. E’ quindi vero che la colazione non è il pasto più importante della giornata? Come dichiarato dall’autore della ricerca:

È certamente vero che chi fa regolarmente la prima colazione tende a essere più magro e più sano, ma questo accade perché in genere si tratta di individui inclini a seguire regole di vita salutiste, a nutrirsi in modo più equilibrato e fare più esercizio fisico.

Tutte le dichiarazioni, ovviamente, vanno prese con la dovuta cautela: anzitutto, servono ulteriori approfondimenti e bisogna poi considerare i singoli casi (ed al tipo di colazione che si è soliti concedersi). Va precisato, inoltre, che quanto dimostrato dall’Università di Bath non riguarda le abitudini alimentari dei bambini.

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