Da oggi si potrà guarire dalla sindrome di Brugada, malattia genetica che può portare a morte improvvisa. Tutto è nato da un gruppo di ricercatori italiani coadiuvati da ricercatori spagnoli,tutti guidati  da Carlo Peppone e da Josep Brugada (colui che ha “scoperto” sindrome)

Lo studio sarà pubblicato a ottobre. Sebbene l’incidenza e la prevalenza della Sindrome di Brugada nella popolazione generale sia bassa, questa patologia è responsabile di circa il 15-20% delle morti improvvise nei pazienti di età inferiore ai 40 anni. Fino ad oggi l’unica terapia possibile e palliativa era l’impianto del defibrillatore.

Molti pazienti ancora oggi muoiono ,la prima manifestazione clinica di questa sindrome è l’arresto cardiaco . I ricercatori hanno messo a punto una tecnica che consente di eliminare completamente la malattia.

Hanno dimostrato che alcuni pazienti già sottoposti all’impianto di un defibrillatore, una volta sottoposti all’ablazione di una regione particolare del ventricolo destro, sono guariti senza mostrare, dopo 6 mesi, alcun segno della malattia. Una tecnica di ablazione “al bersaglio”, che con una corrente elettrica a radiofrequenza brucia selettivamente le cellule cardiache responsabili della patologia genetica ereditaria, dopo averle individuate attraverso un mappaggio elettromagnetico del ventricolo.

 L’intervento prevede un ricovero di 4 giorni. «Con un ago, pungendo la parte inferiore dello sterno – spiega Pappone – introduciamo un sondino che viene spinto fino a raggiungere la superficie esterna del cuore e ne rileva i segnali elettrici. In questo modo ricostruiamo l’anatomia e l’attività elettrica dell’organo, individuando con precisione il punto esatto del ventricolo destro in cui si esprime la malattia».

Se si fosse trovata prima questa cura magari molti giovani (vedi in casi in cui giocatori di calcio sono morti mentre giocavano) si sarebbero potuti salvare.

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